Giovedi, 25 agosto 2016
Regione Toscana

Uova di cioccolato e colombe. I consigli di MdC e Unc per acquisti sicuri

Manca poco a Pasqua, uova di cioccolato e colombe sono in bella mostra nelle vetrine delle pasticcerie e negli scaffali dei supermercati già qualche tempo. Ma a cosa bisogna fare attenzione quando si comprano questi dolci tipici del periodo? Data di scadenza, qualità del cioccolato, lista degli ingredienti, giochini “certificati”?

Per evitare che la frenesia dell’acquisto dell’ultimo momento si traduca in brutte sorprese, Unc e MdC hanno elaborato alcune brevi schede, pratiche e sintetiche, con semplici avvertenza da tenere a mente per fare un acquisto più consapevole e di qualità.

Sulla colomba, l’attenzione maggiore va riservata alla lettura dell’etichetta. Secondo il Decreto del 22 luglio 2005 interministeriale (Ministero delle Attività Produttive e Ministero delle Politiche Agricole e Forestali) “la denominazione “Colomba” è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione composta da granella di zucchero e almeno il 2% di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione”.

Quali ingredienti non devono mancare e di che tipo devono essere? Questa la lista dei “must have”: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo; materia grassa butirrica (cioè burro), in quantità non inferiore al 16%; scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 15%; lievito naturale costituito da pasta acida; sale. Per i prodotti venduti direttamente dai laboratori l’etichetta non è necessaria ma sul bancone non deve mancare un cartello o un registro che indichino denominazione di vendita e lista degli ingredienti.

L’uovo di Pasqua, prodotto tradizionalmente dedicato al palato dei bambini (ma non solo) richiede una valutazione della qualità del cioccolato. In particolare, è importante verificare la percentuale di cacao e la presenza di altre sostanze grasse vegetali diverse dal burro di cacao. Se il cioccolato contiene fino al 5% di grassi vegetali diversi dal burro di cacao, la denominazione resta immutata ma l’etichettatura deve contenere, in grassetto, la specifica dizione: “contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”. Per poter parlare di “cioccolato”, il prodotto deve contenere almeno il 35% di sostanza secca totale di cacao e almeno il 18% di burro di cacao e non meno del 14% di cacao secco sgrassato.

Secondo la Cia, però, quest’anno più di un italiano su 3 (il 35%) non comprerà i dolci tipici della festività, mentre cresce il numero di chi opta per i prodotti industriali (il 43%) venduti nelle catene della Gdo e solo il 22% opterà per “soluzioni” artigianali da pasticceria. Aumenta il numero di chi fa tutto da sé in cucina (+14%). Si consolida l’attenzione alla riduzione degli sprechi messa in atto dalle famiglie negli anni di crisi. Complessivamente – secondo le stime della Cia – fino a domenica si acquisteranno circa 30 milioni di uova di cioccolato e quasi 26 milioni di colombe pasquali, con un giro d’affari totale che non arriva a mezzo miliardo di euro.