Lunedi, 26 ottobre 2020
Regione Toscana

Codice rosa, un protocollo di tutela per le vittime di violenze e maltrattamenti

Sono 10 le Aziende sanitarie toscane che applicano il protocollo di tutela delle vittime di violenze e maltrattamenti, il cosiddetto Codice Rosa. Entro il 2014, il progetto del Codice Rosa dovrebbe coprire tutto il territorio toscano.

Vediamo meglio di che si tratta, come funziona e chi ne usufruisce.

Il Codice Rosa è un protocollo di tutela integrato per le vittime di violenze e maltrattamenti vari, in particolare donne e minori. Consiste nella messa in opera di un vero e proprio lavoro di gruppo che scatta automaticamente, una volta sollecitato: mettere in rete tante competenze diverse, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistratura, forze dell’ordine, associazioni, centri antiviolenza, per fare un’azione coordinata a sostegno delle fasce deboli, e nello stesso tempo perseguire gli autori dei reati. Con il prossimo anno troverà completa diffusione su tutto il territorio regionale.

Nel 2012, nelle 5 aziende in cui il Codice Rosa era in funzione, sono stati trattati 1.455 casi di maltrattamenti e abusi su adulti e minori: 250 a Lucca, 338 a Prato, 241 ad Arezzo, 466 a Grosseto e 160 a Viareggio. Il dato, pur se rappresentativo di sole 5 aziende, è, in tutta la sua drammaticità, rilevante e ci permette di avvicinarci alla comprensione della vera dimensione del fenomeno.

È la punta di un iceberg, che percepiamo molto grande ma di cui ignoriamo le reali dimensioni, perché le vittime hanno paura e preferiscono non parlare.

Il progetto Codice Rosa non è rivolto solo alle donne e ai bambini, ma alle fasce deboli in generale: gli immigrati, alle vittime di atti omofobici, gli anziani. Questi ultimi rappresentano una categoria tra le più deboli, nei confronti della quale è più difficile proporre interventi che, se pur motivati dall’esigenza di tutela, richiedono in molti casi l’allontanamento della vittima, provocando il suo distacco dal nucleo familiare, unica fonte di collegamento affettivo, anche se problematico, oltre che indispensabile fonte di accudimento e sostentamento.

Confidarsi con i sanitari, quindi, al momento del ricovero metterà in moto un pacchetto di risorse e di interventi, alcuni anche estremamente delicati, nel totale rispetto della privacy del ricoverato: il codice Rosa, difatti, non sarà visibile come gli altri, in uso presso gli ospedali (quello rosso, quello blu etc.), è “criptato” e sarà a conoscenza solo dei soccorritori e del soccorso. Questo per dare la massima fiducia a chi vi ricorre.