Martedi, 13 novembre 2018
Regione Toscana

Frodi con carte di pagamento in aumento su Internet

Le frodi con carte di pagamento viaggiano soprattutto su Internet. Nel 2014 c’è stato un consistente aumento dell’uso delle carte nei pagamenti via Internet: + 12,9% in valore, + 15,4% in numero delle transazioni. A questo si accompagna però un aumento dell’incidenza del canale Internet sul totale delle frodi, pari all’11%. Sugli altri canali di pagamento le frodi sono invece in flessione. Il dato emerge dal “Rapporto statistico sulle frodi con le carte di pagamento”, stilato annualmente dall’Ufficio Centrale Antifrode Mezzi di Pagamento (UCAMP) del Dipartimento del Tesoro.

Questo rivela che nel 2014 il fenomeno delle frodi associate alle carte di pagamento elettroniche risulta sotto controllo, con un considerevole aumento del totale dei pagamenti ‘genuini’, sia in valore sia in numero, rispettivamente del 4 per cento e del 6 per cento rispetto al 2013. Diminuisce il valore delle frodi (transazioni non riconosciute e quindi contestate dal proprietario della carta) sul totale dei pagamenti genuini che passa dallo 0,0195% del 2013 allo 0,0189% del 2014. Paesi affini, come Francia e Regno Unito, mostrano dati più elevati, per entrambi intorno al 0,07 per cento, sia nel 2013 che nel 2014.

Quindi, frodi creditizie e furti d’identità continuano ad aumentare, ma gli italiani, che pure sono sempre più consapevoli dei pericoli connessi (dalla perdita di denaro a possibili problemi con banche e giustizia) fanno complessivamente poco per proteggersi. Ad esempio, cambiano poco le proprie password. E non si tutelano in modo adeguato nella navigazione online quotidiana su pc, smartphone e tablet. Questo il risultato principale cui è giunto uno studio di Crif.

Nello specifico, il 72% degli intervistati ha dichiarato di essere a conoscenza di questa pratica, in aumento di 4 punti percentuali rispetto alla precedente rilevazione. Ma nonostante il 45,3% degli intervistati dichiari di temere molto questo tipo di frode, andando a verificare quali misure di tutela adotta, emerge che quasi un quinto degli intervistati (il 17,8% per la precisione) quando naviga sul web non fa nulla per proteggersi, così come il 9,9% del campione confessa di non utilizzare nella vita quotidiana alcuna precauzione per proteggere informazioni e dati personali contenuti su documenti, PC e smartphone. I dati più sorprendenti riguardano gli over 65 anni, che fanno solo il minimo indispensabile per proteggere i propri dati, e i giovani al di sotto dei 34 anni che, sentendosi ‘abbastanza o molto sicuri quando navigano sul web’ (nel 65,6% dei casi), finiscono con l’adottare comportamenti poco virtuosi, al punto da dichiarare, nell’8,3% dei casi, di non essersi mai posti il problema di come proteggere i propri dati personali e, nel 15,9% dei casi, di non prevedere nessuna modalità per tutelarsi.

Allo stesso tempo gli italiani dimostrano di avere ben chiari i problemi legati alle frodi creditizie attraverso furto d’identità: vengono infatti citati come conseguenze la perdita di denaro (nel 51,5% dei casi), l’addebito di importi consistenti (51,4%), la possibilità di avere problemi con la Giustizia (34,8%) nonché la segnalazione come cattivo pagatore nei Sistemi di Informazioni Creditizie (32%). C’è una certa consapevolezza dell’importanza di proteggere dati personali e documenti d’identità – il 46,6% degli intervistati ha affermato di proteggere con password il proprio pc e il cellulare, mentre il 41,3% ha dichiarato di non fornire copia dei documenti se non strettamente necessario – ma non sta crescendo in modo adeguato la consapevolezza della necessità di proteggere sistematicamente pc, smarphone e tablet usati per navigare online.

Sebbene il 53,8% degli intervistati, infatti, dichiari di aver installato un antivirus gratuito o a pagamento, principalmente sul proprio PC, quasi un utente su quattro (il 23,9% dei casi) non adotta alcun comportamento preventivo, se non al massimo una generica prudenza nella navigazione online. Nel complesso, sono i giovani al di sotto dei 34 anni ad essersi dimostrati maggiormente consapevoli dei possibili rischi cui potrebbero esporsi, tuttavia solamente nel 9% dei casi hanno dichiarato in maniera spontanea di cambiare regolarmente le proprie password. Nel complesso, tale accorgimento minimo di sicurezza è adottato solo dal 6,1% degli intervistati.