Venerdi, 19 ottobre 2018
Regione Toscana

Tutela dei minori: strutture e buon senso

Tutelare coloro che sono deboli e indifesi è non solo un dovere civile ma anche l’unico sistema di prepararsi un futuro con meno nuvole.
Diciamo, innanzitutto, che spesso ci occupiamo di minori, di bambini, solo in momenti “culmine”: quando succedono guai grossi, come i naufragi di extracomunitari, o violenze bullistiche a scuola.
Ma i minori vanno tutelati, difesi, nella normalità della vita di tutti i giorni: quando giocano, guardano la tv, fanno sport etc.

In Toscana viviamo una realtà tutto sommato felice, soprattutto se ci riferiamo agli episodi più gravi e seri.
Parlando delle emergenze, dei casi più gravi, ricordiamoci che dietro a certi episodi, anche di violenza, c’è la crisi della famiglia, incapace di adempiere ai propri compiti di educazione  e sviluppo: disagio sociale spesso, ma non sempre, legato a situazioni di disoccupazione, povertà economica e culturale.
La legge pone i ragazzi in difficoltà al centro delle soluzioni, quali portatori di diritti individuali identici, se non superiori, a quelli degli adulti.

Diciamo che si preferirà sempre di mantenere il minore all’interno della propria famiglia, considerandolo il luogo più appropriato a svilupparne le potenzialità di crescita e lì, al suo interno, cercare di risolvere i problemi.
In certi casi, purtroppo, è però necessario e vitale  allontanare il minore dal proprio nucleo familiare. Una scelta dolorosa che segna, in certo modo, una sconfitta dei sistemi di sostegno alle famiglie.

I dati statistici di cui disponiamo, del 2013, parlano di 1801 minori  fuori casa.
Ora, la legge prescrive di preferire l’inserimento del ragazzo in un ambito familiare alternativo, piuttosto che in una struttura di accoglienza. Quando è possibile, ovvio.
In Toscana  il rapporto tra ragazzi affidati a famiglie e  accolti in strutture è 1,7% (cioè per ogni minore in una struttura d’accoglienza ce ne sono 1,7 affidati a famiglie, quasi il doppio). Un  risultato che ci pone all’avanguardia in Italia e in Europa.

Ma qual è il compito delle istituzioni, in questa materia?
La parola d’ordine è: coordinare!
Riuscire a far parlare e intervenire in maniera organica ed efficace Enti, Istituti e strutture differenti e a volte distanti: quindi parliamo di Tribunale e Tribunale dei minori, di scuola, delle strutture socio-sanitarie dei Comuni (dagli Assistenti sociali alla Polizia municipale), e infine della Regione, con i propri compiti di garanzia, organizzazione, consulenza e monitoraggio.
Ma quando ci si imbatte in casi di violenza e/o maltrattamenti su di un bambino a chi ci si deve rivolgere? Che si deve fare?
Di primo acchito, per i casi più urgenti, è sufficiente far intervenire la Polizia municipale (che poi, a sua volta, farà intervenire altre strutture locali). Altrimenti è bene rivolgersi direttamente alla Assistenza Sociale del Comune di appartenenza o al Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza:
n. tel. 055.2037349

L’urgenza, comunque, non è mai una buona consigliera, e le soluzioni vanno ponderate con cura. Anche perché l’affidamento ad una famiglia non  può durare oltre  un certo periodo e nel frattempo si devono cercare soluzioni efficaci (con la famiglia d’origine)
A sanare il disagio e l’abbandono dei più piccoli, invece, cè l’adozione, l’inclusione in pianta stabile di un bimbo in un nuovo nucleo familiare: è materia molto corposa e particolarmente complicata. Basti sapere che la Regione Toscana ha facilitato e sta facilitando i processi di adozione con nuovi provvedimenti.
 
Si potrebbe parlare anche di tutela in forma più attenuata…
Ma qui la casistica è davvero sconfinata. Sono tantissimi i genitori che con la loro insipienza o con comportamenti dettati da ritmi di vita e lavoro frenetici creano dei piccoli disadattati, semplicemente perchè manca il tempo (o la capacità) di seguirli.
In questi casi entrano in gioco gli educatori professionali: le scuole, cioè, o le strutture sociali di sostegno dei Comuni. La Regione, ad esempio, crea ogni anno svariate iniziative di incontro per i ragazzi (si pensi al programma “Ragazzinsieme”).
E noi del settore Tutela dei Consumatori, ad esempio, abbiamo attrezzato, con le altre regioni del Centro Italia, un sito web, “Giovani Consumatori.it”, ad uso e consumo, appunto, di ragazzi in età scolare per permettere la condivisione di ricerche e lavori in ambito consumeristico fatti in classe, e non solo.