Martedi, 23 gennaio 2018
Regione Toscana

Tassa sul telefonino, pubblicato il decreto. E scoppia la polemica

Continua la polemica in merito al provvedimento del governo che ha rideterminato al rialzo i compensi per la riproduzione privata di "fonogrammi e di videogrammi" previsto dalla legge sul diritto d'autore. In sostanza, una nuova tassa sui telefonini e su tutti gli apparecchi tecnologici.

Nei giorni scorsi il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale assieme alle nuove tabelle e gli aumenti sono quelli indicati nelle prime anticipazioni. Si arriva a 5,20 euro per uno smartphone, fino a 9 euro per una chiavetta Usb e fino a 20 euro per un hard disk (il calcolo dipende dalla capacità di memorizzazione dei dispositivi ed è crescente). 

Clamoroso il caso della doppia imposizione delle Tv con possibilità di registrazione che prima erano esenti e adesso pagano 4 euro. A cui però bisogna aggiungere il compenso di hard disk e chiavette Usb senza le quali i Tv non sono in grado di registrare. 

Le polemiche sono alimentate da una frase infelice del ministro ai beni culturali e turismo Dario Franceschini, che ha detto testualmente che “i consumatori non avranno alcun aumento di prezzo”, affermando allo stesso tempo che “parlare di tassa sui telefonini è capzioso e strumentale”.

Un’argomentazione ripresa dal presidente della SIAE Gino Paoli e dal Direttore Generale Gaetano Blandini, che però è palesemente contraddetta dalla stessa normativa europea, che stabilisce che l’equo compenso debbano pagarlo i consumatori.

Il presupposto è l’utilizzo di taluni supporti e dispositivi per fare una “copia privata” di opere musicali o cinematografiche regolarmente acquistate, e quindi si ammette – in via eccezionale e, esclusivamente per una questione di praticità di prelievo – che le regole nazionali possano prevedere un obbligo di versamento del compenso da parte dei produttori e distributori, che però a loro volta possono ribaltare tali compensi sui consumatori finali, inglobandoli nel prezzo di vendita.

Per questa elementare regola commerciale, dal primo aprile in Francia è obbligatorio, per legge, esporre la misura del prezzo di ogni supporto e dispositivo imputabile a equo compenso da copia privata.

Anche l’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, nella sua segnalazione ai fini della predisposizione della Legge annuale per il mercato e la concorrenza [pag. 16] ha avvertito l’esigenza di riservare un capitolo proprio alla questione della “copia privata”, raccomandando, di modificare, senza ritardo, la legge sul diritto d’autore, per prevedere espressamente che “l’ammontare dell’equo compenso sia specificato nel prezzo corrisposto dai consumatori per acquisti di apparecchi di registrazione e di supporti vergini”.

Ma c’è di più: la società Quorum di Torino nei mesi scorsi ha realizzato un'indagine sul comportamento degli italiani rispetto alla copia privata e i risultati sono sorprendenti. Raramente gli italiani fanno copie e usano per lo più PC (69,4%) e supporti fisici (63,4%). "L'abitudine a creare, almeno sistematicamente,una seconda copia del materiale acquisito, è relativamente poco diffusa (13,5%, che sale al 20,3% tra gli utilizzatori frequenti), tanto che il 20,3% del campione dichiara di non far uso di copie private", si legge nel documento.

Dati che fanno dubitare rispetto allo scopo originario del provvedimento, quello di garantire il diritto degli autori e degli artisti alla giusta remunerazione delle loro attività creative, e che fanno sospettare l’intenzione di gravare i consumatori di un’altra tassa per risollevare i malmessi bilanci della SIAE (il debito netto al 31 dicembre 2013 era di 686 milioni di euro), come ha commentato Fabio Fulvio, responsabile delle politiche per lo sviluppo di Confcommercio.

Il caso è già finito in Parlamento, con un'interrogazione a cui il ministro Franceschini ha risposto con la consueta posizione, e continueremo a seguirne gli sviluppi.