Mercoledi, 5 ottobre 2022
Regione Toscana

Inflazione e famiglie, crescono le disuguaglianze e le rinunce

L’inflazione vola all’8% a giugno, il carrello della spesa si fa sempre più pesante con rincari che superano l’8% e il peso dell’inflazione è ancora più alto sulle famiglie meno abbienti e con minore capacità di spesa, sulle quali il rialzo dei prezzi è del 9,8%. L’inflazione così alta sul carrello della spesa non si vedeva da 36 anni.

Sono i dati sull’inflazione di giugno diffusi dall’Istat, che conferma la stima preliminare: l’inflazione aumenta dell’1,2% su base mensile e dell’8,0% su base annua (da +6,8% del mese precedente). In un quadro di diffuse tensioni inflazionistiche, spiega l’Istituto, l’ulteriore accelerazione della crescita su base tendenziale si deve prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici (la cui crescita passa da +42,6% di maggio a +48,7%), e a quelli dei Beni alimentari, sia lavorati (da +6,6% a +8,1%) sia non lavorati (da +7,9% a +9,6%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,4% a +5,0%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +6,0% a +7,2%).

Su base mensile, l’aumento dell’inflazione è legato soprattutto ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+6,0%), cui si aggiungono quelli dei Servizi relativi ai trasporti (+2,0%), degli Alimentari lavorati (+1,6%), dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,3%) e dei Beni non durevoli (+0,7%).

Il carrello della spesa pesa anche di più. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e delle persona rincarano su base annua da 6,7% a +8,2% e salgono i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +6,7% a +8,4%).

«A giugno l’inflazione accelera di nuovo salendo a un livello (+8,0%) che non si registrava da gennaio 1986 (quando fu pari a +8,2%) – commenta l’Istat – Le tensioni inflazionistiche continuano a propagarsi dai Beni energetici agli altri comparti merceologici, nell’ambito sia dei beni sia dei servizi. Pertanto, i prezzi al consumo al netto degli energetici e degli alimentari freschi (componente di fondo; +3,8%) e al netto dei soli beni energetici (+4,2%) registrano aumenti che non si vedevano rispettivamente da agosto 1996 e da giugno 1996. Al contempo, l’accelerazione dei prezzi degli Alimentari, lavorati e non, spingono ancora più in alto la crescita di quelli del cosiddetto “carrello della spesa” (+8,2%, mai così alta da gennaio 1986, quando fu +8,6%)».

Su base annua aumentano sia i prezzi dei beni sia quelli dei servizi, ma con intensità diversa: i beni segnano più 11,3%, i servizi più 3,4%.

L’impatto dell’inflazione, evidenzia ancora l’Istat, è più alto sulle famiglie con minore capacità di spesa rispetto a quelle con livelli di spesa più elevati: rispettivamente il rincaro dei prezzi pesa per +9,8% e +6,1%.

Poiché i beni incidono di più sulla spesa delle famiglie meno abbienti e i servizi su quelle delle famiglie più agiate, la crescita dell’inflazione ha un impatto maggiore sulle famiglie più povere e con minore capacità di spesa. Per loro dunque l’inflazione passa dal +8,3% del primo trimestre al +9,8% del secondo trimestre dell’anno, mentre per quelle con capacità di spesa più alta accelera dal +4,9% del trimestre precedente al +6,1%.

L’inflazione aumenta le disuguaglianze. Crescono le rinunce cui le famiglie sono costrette e si aggrava il disagio economico. I prezzi in aumento, specialmente quelli alimentari, incidono sulle famiglie con minore capacità di spesa e fa cambiare le abitudini di consumo.

L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori segnala gli squilibri nel termometro dei consumi. Accade così, dice l’associazione, che diminuisca di oltre il 16% il consumo di carne e pesce (visti i forti rincari in parte motivati dai maggiori costi sostenuti per l’allevamento e per la pesca) e quando si acquistano questi prodotti si opta per tagli e specie meno pregiate. Le famiglie scelgono verdure e ortaggi più economici, ricorrono alle offerte e ai banchi “last minute” con i prodotti più vicini alla scadenza.

Altri comportamenti: si evitano sempre più spesso pranzi e cene fuori casa; molti usano di più i mezzi pubblici contro il caro carburanti; le famiglie che possono concedersi di partire per le vacanze scelgono soluzioni low cost, cercando ospitalità presso amici e parenti o prenotando fuori stagione, o riducono la durata del proprio soggiorno.

Diminuiscono anche le spese per la cura della persona e si cercano i prodotti più economici.

I comportamenti di risparmio arrivano alla salute: le famiglie tagliano sulle spese, sulle visite specialistiche non urgenti e sulle cure odontoiatriche, ma soprattutto si taglia sulla prevenzione.

Solo sul versante dei prodotti alimentari, per esempio, le famiglie devono affrontare un aumento dei prezzi che si spalma dagli ingredienti ai prodotti della cucina mediterranea. Aumentano i prezzi dell’olio diverso da quello di oliva, del burro, della farina, come quelli della pasta, dei pomodori, della frutta, del pollame. Anche di pane e uova.

La classifica dei prodotti alimentari che più rincarano, tracciata dall’Unione Nazionale Consumatori sulla base dei dati Istat, evidenzia che il record dei rialzi su base annuale spetta all’Olio diverso da quello di oliva che si impenna del 68,7% rispetto a giugno 2021. Al secondo posto il Burro a più 28,1%. Al terzo posto per i rincari il cibo simbolo dell’Italia, la Pasta (fresca e secca) che lievita del 22,6%.

Seguono la Farina (+20,6%), i Pomodori che costano il 19,4% in più su base annua, le Pesche (+18,4%). Aumentano anche le Pere (+17,2%), i Meloni e i cocomeri (+16,1%). La carne che più rincara è il Pollame (+15,1%)

Nella top 20 ci sono anche il riso con +13,6%, il pane confezionato e le uova, entrambi a +13,3%, i gelati a +12,8%, in ultima posizione il latte conservato con +11,9%. Fuori dalla classifica dei 20 rincari più alti si segnalano vegetali freschi con +11,7%, frutta fresca +10,8% e pane fresco +10,5%.

Considerando l’insieme dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, dice l’Unione Nazionale Consumatori, l’inflazione al 9% di questa divisione si traduce, per una coppia con due figli, in una batosta pari a 692 euro; 625 euro per una coppia con 1 figlio; 508 euro per una famiglia media; 827 euro per una coppia con 3 o più figli.

Vendite al dettaglio in crescita. Ma si compra meno cibo, che costa di più

Bankitalia: nel 2020 si riduce la spesa delle famiglie, aumenta l’indebitamento