Mercoledi, 6 luglio 2022
Regione Toscana

Cybercrime farmaceutico, oscurati 61 siti internet

Quest’anno i Nas hanno oscurato 61 siti internet in attività di contrasto al cybercrime farmaceutico. Vendevano una serie di farmaci e diverse tipologie di medicinali soggetti a prescrizione medica e a specifiche condizioni d’impiego. Sostanze per terapie ormonali, filler a base di acido ialuronico, diversi farmaci pubblicizzati come anti-Covid a base di principi attivi soggetti a particolari restrizioni d’uso, a specifiche indicazioni d’impiego clinico o sperimentale in relazione all’infezione da coronavirus.

«Anche dopo la cessazione dello stato di emergenza e la progressiva riduzione delle misure emergenziali, – scrive il Nas – il mercato virtuale veicolato dalla rete internet continua a confermarsi un’importante fonte di commercio e approvvigionamento di farmaci a uso umano, molto spesso non autorizzati, con claim accattivanti e asseritamente vantanti proprietà in grado di prevenire e curare diverse patologie».

L’offerta è particolarmente attiva sul surface web, ovvero la parte “in chiaro” e indicizzata della rete aperta a un pubblico indiscriminato di utenti, attraverso siti collocati su server esteri, prevalentemente in area extra UE, e con riferimenti di gestori non individuabili.

Nell’attività di controllo sul web e di contrasto al cybercrime farmaceutico fatta finora nel 2022 il Reparto operativo ha oscurato 61 siti internet attivi e raggiungibili anche dall’Italia, che offrivano all’utenza diverse tipologie di medicinali e vari prodotti in violazione delle vigenti disposizioni.

Online si potevano trovare diversi farmaci soggetti a obbligo di prescrizione e vendibili solo in farmacia. Fra questi alcuni riconducibili al trattamento della disfunzione erettile e altri utilizzati nell’ambito di terapie ormonali.

Inoltre sulle vetrine virtuali dei siti oscurati erano offerti medicinali correlati alla cura del COVID-19, a base di principi attivi soggetti a particolari restrizioni d’uso e specifiche indicazioni d’impiego clinico o sperimentale in relazione all’infezione da coronavirus. Online si potevano così trovare prodotti con l’ivermectina, per la quale l’EMA, nel marzo 2021, ha emanato una nota con cui raccomanda di non utilizzare il principio attivo per la prevenzione o il trattamento di COVID-19 al di fuori degli studi clinici. C’era l’antibiotico azitromicina. Si trovavano gli antivirali lopinavir/ritonavir e l’antimalarico idrossiclorochina, in merito ai quali l’Agenzia regolatoria ha emanato puntuali raccomandazioni circa l’utilizzo off label.

L’elenco non finisce qui, perché sui siti oscurati c’erano altri medicinali soggetti a prescrizione obbligatoria: alcuni a base di ioduro di potassio, indicati in casi di carenza di iodio, e altri contenenti tossina botulinica utilizzabili solo sotto controllo di personale sanitario, nonché dispositivi medici iniettabili per via sottocutanea (i filler) a base di acido ialuronico, anch’essi di esclusivo impiego da parte di sanitari.