Mercoledi, 22 settembre 2021
Regione Toscana

Risale l'inflazione, ricadute di 238,40 Euro annui a famiglia

L'Istat ha confermato, per il mese di marzo, un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,8% su base annua dell’indice nazionale dei prezzi al consumo . Un dato, quest'ultimo, in aumento rispetto al +0,6% di febbraio e che conferma la tendenza alla crescita fatta registrare negli ultimi mesi.

La lieve accelerazione dell’inflazione si deve prevalentemente all’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (che passano da -3,6% a +1,7%) e, in misura minore, all’accelerazione di quelli dei servizi relativi ai trasporti (da +1,0% a +2,2%).

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rallentano lievemente portandosi entrambe a +0,8%, da +0,9% di febbraio. L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei beni energetici non regolamentati (+3,2%) e, in misura minore, dei servizi relativi ai trasporti (+1,3%).

L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +0,9% per l’indice generale e a +0,5% per la componente di fondo. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un’inversione di tendenza da +0,2% a -0,1%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano da +0,1% a +0,7%.

La preoccupazione delle associazioni dei consumatori

Federconsumatori sottolinea che le ricadute complessive di un tasso di inflazione a questi livelli si possono determinare in un aggravio complessivo per le famiglie di +238,40 Euro annui.

Nel dettaglio, l'associazione rileva che il prezzo della benzina si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi almeno 11 centesimi sotto al prezzo attuale, almeno di 11 centesimi, con un risparmio potenziale annuo determinabile in 132 Euro ad automobilista. Un importo non trascurabile, soprattutto alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia.

Istat: un cittadino su 10 ha avuto bisogno di aiuti economici

Secondo l'analisi dell'Istat su “Comportamenti e opinioni dei cittadini durante la seconda ondata pandemica”, relativamente al periodo 12 dicembre 2020 – 15 gennaio 2021, più di un quinto della popolazione (22,2%) ha avuto difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici (pagare mutuo, bollette, affitto, spese per i pasti, etc.), e il 50,5% ritiene che la situazione economica del Paese peggiorerà.

Un cittadino su 10 ha avuto bisogno di aiuti economici, dice l’Istat. Durante la seconda ondata della pandemia il 12% degli intervistati (o un familiare) ha dovuto fronteggiare criticità nel bilancio familiare tali da ricorrere ad aiuti economici (prestiti, sussidi pubblici o altro) o alla vendita di beni di proprietà.

«Nello specifico – dice l’Istat – l’8,6% della popolazione ha fatto richiesta di aiuti pubblici (bonus vari, reddito di emergenza, etc.), il 3,6% ha ricevuto denaro in regalo da parenti o amici, il 2,6% ha chiesto prestiti a parenti o amici, l’1,7% si è rivolto agli istituti di credito, lo 0,7% ha messo in vendita beni di proprietà (gioielli, automobili, appartamenti, etc.)». Aiuti pubblici e sostegno in denaro hanno riguardato soprattutto i più giovani e i residenti al Sud.

C’è inoltre un quinto della popolazione che non è riuscito a far fronte agli impegni economici. «A seguito dell’emergenza sanitaria una parte della popolazione ha incontrato difficoltà nel far fronte ai propri impegni economici come, ad esempio, pagare il mutuo, le bollette, l’affitto, etc – scrive l’Istat – Il 13,4% degli intervistati (o un loro familiare convivente) ha avuto problemi col pagamento delle bollette (l’11,8% ha dovuto rimandarne il pagamento, il 9,1% non è riuscito a pagarle), il 16,5% ha dovuto rinunciare alle vacanze, il 13,9% non è riuscito a fare fronte a una spesa imprevista, il 6,3% non è riuscito a pagare le rate di un mutuo o di un prestito o le spese necessarie per i pasti mentre il 6,7% non è riuscito a pagare l’affitto».

L’insieme di queste difficoltà economiche riguarda in tutto il 22,2% della popolazione, oltre un quinto, pari a oltre 11 milioni di persone. Fra questi ci sono anche 3 milioni di persone che hanno avuto problemi con le spese alimentari.

La crisi morde fra i giovani e al Sud

La percentuale delle persone in difficoltà economica diminuisce con l’aumentare dell’età. Si passa infatti dal 28,5% dei 35-54enni al 14,6% degli ultrasessantaquattrenni. Sono i più giovani, insomma, le persone più in difficoltà con bollette, affitti e spese varie e obbligate.

Il titolo di studio rappresenta un fattore protettivo, per cui la difficoltà economica tende a essere minore man manco che il titolo di studio aumenta. Secondo l’Istat ha sofferto di almeno un problema economico considerato il 28% delle persone con licenza media rispetto al 15,6% dei laureati.

Nel Mezzogiorno ci sono le situazioni più critiche. Qui si è trovato in difficoltà economica il 30,7% dei cittadini a fronte del 18,4% del Nord e del 17% nel Centro.