Sabato, 6 marzo 2021
Regione Toscana

Asili nido: metà delle strutture ha aumentato le rette

Metà degli asili nido privati ha aumentato le tariffe, il 43% ha mantenuto quelle dello scorso anno e il 7% le ha ridotte. È quanto emerge da un'indagine di Altroconsumo svolta a ottobre 2020L'inchiesta ha coinvolto 214 asili nido privati: 151 a Milano, 9 a Bari, 17 a Reggio Calabria, 30 a Padova, 7 a Pescara. 145 strutture hanno risposto, mentre le altre scuole non si sono rese disponibili.

Asili nido: le difficoltà hanno pesato sulle tariffe

Tra le difficoltà che i gestori hanno dovuto affrontare per la riapertura in sicurezza sono state menzionate la sistemazione degli spazi, l’assunzione di nuovi educatori e personale di servizio. Alcuni istituti hanno dovuto scegliere la strada della riduzione del numero di bambini ospitati, altri responsabili hanno raccontato di essere rimasti senza stipendio e di aver dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione.

La metà dei nidi ha deciso un aumento in media del 6%, che equivale a 36 euro in più al mese rispetto all'anno scorso. In media, considerando tutti gli asili nido entrati nella rilevazione, compresi quelli che non hanno aumentato o addirittura hanno abbassato le tariffe, l’aumento è del 3%, pari a circa 18 euro al mese (dai 16 euro ai 21 euro in base alla fascia di frequenza).

Un esempio: la retta per un bambino di un anno e mezzo

Le tariffe sono state rilevate scegliendo come esempio un bambino di un anno e mezzo in un asilo privato, senza convenzione con il Comune, e per tutti i giorni della settimana. La retta comprende il costo del pasto e della tassa di iscrizione. Per ogni nido sono state individuate specifiche fasce orarie (da 4 a 6 ore, da più di 6 ore a 8 ore e oltre le 8 ore), perché i nidi applicano varie tariffe a seconda dell’orario di ingresso e uscita: uno stesso tempo di frequenza può corrispondere a tariffe diverse nello stesso nido, a seconda che il bambino frequenti di mattina o di pomeriggio, se entra in anticipo o si ferma per il doposcuola, se mangia in mensa o a casa. All’interno di queste fasce sono state privilegiate le tariffe che prevedevano l’orario più lungo e con il pasto assicurato. Lo scorso anno un bambino spendeva 541 euro per la frequenza in una fascia oraria tra le 4 e le 6 ore, mentre quest’anno spende 557 euro. Anche per le fasce da 6 a 8 ore e per quelle oltre le 8 ore le tariffe sono aumentate, rispettivamente da 587 euro a 608 euro e da 680 euro a 696.

In ogni città costi diversi

L’incremento delle tariffe è stato fatto in tre diversi modi: alzando l’importo della tassa d’iscrizione oppure direttamente la retta mensile o infine il costo della mensa. Rispetto alle tariffe dell’anno scorso, Bari è la città con l’aumento maggiore, con 45 euro in più al mese (pari al 12% rispetto allo scorso anno), mentre a Reggio Calabria l’aggravio è di 9 euro, pari al 3%. Anche Milano e Padova hanno visto un rincaro del 3%, anche se gli importi in valore assoluto sono più elevati (17 e 16 euro), in quanto la tariffa già nel 2019 era più alta. Se analizziamo tutte le tariffe, Bari, malgrado gli aumenti più elevati, resta una delle città meno care, seconda solo a Reggio Calabria. Milano, con una retta di 684 euro al mese, è la città più cara e ben distanziata dalle altre.

A Milano le tariffe più alte

Altroconsumo ha considerato anche le rette stabilite dal Comune in base al valore dell’Isee o senza Isee. Le rette sono diverse da Comune a Comune, così come le agevolazioni. Facendo qualche ipotesi di dichiarazioni Isee, emerge che i nidi comunali di Reggio Calabria sono i meno cari per tutte le fasce di reddito. Pescara e Padova sono le città più care per i redditi bassi: con una dichiarazione Isee di 10mila euro, la retta mensile è di 175 euro a Pescara e 188 euro a Padova. Milano mantiene tariffe economiche per i redditi bassi (103 euro), ma elevate per i redditi dai 30mila euro di Isee in su.

Per tutelarsi in caso di chiusura

Alcuni asili hanno introdotto nuove regole sul pagamento della retta dopo la chiusura di primavera della scorsa primavera. Il consiglio fondamentale è quello di leggere le clausole nei contratti firmati con la struttura educativa. Se invece non viene specificato nulla, il diritto al rimborso si può far valere tramite una richiesta scritta inviata tramite Pec o raccomandata online.