Domenica, 11 aprile 2021
Regione Toscana

A ottobre sale il carrello della spesa, crollo dei consumi

Nel mese di ottobre l’inflazione registra un aumento dello 0,2% su base mensile e una diminuzione dello 0,3% nel confronto annuale. Lo comunica l'Istat nella consueta rilevazione mensile dei prezzi al consumo.

Pur registrando per il sesto mese consecutivo un’inflazione negativa a causa per lo più dei prezzi dei Beni energetici (-8,7%), la flessione dell’indice NIC si dimezza rispetto al mese precedente. Ciò è dovuto soprattutto all’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari non lavorati (da +2,7% di settembre a +3,5%).

Frutta e verdura, prezzi su 

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano (da +1,0% a +1,2%), evidenzia l’Istat, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto continuano a registrare una flessione (da -0,1% a -0,2%).

Particolarmente marcato l’aumento dei beni alimentari, di frutta e verdura, che pesano nel carrello della spesa. I beni alimentari segnano un aumento dell’1,4%, più 0,3% rispetto al mese precedente. L’accelerazione dipende dagli Alimentari non lavorati (che passano da +2,7% a +3,5%; +0,9% il congiunturale), a causa dell’inversione di tendenza dei prezzi dei Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate (passano da -0,5% a +5,3%; +5,2% sul mese). I prezzi della Frutta fresca o refrigerata registrano un lieve calo ma confermano comunque una crescita molto sostenuta (da +10,2% a +9,9%; +0,7% l’andamento mensile).

A causa delle forti tensioni nel settore dei listini alimentari e considerati i consumi di ortofrutta delle famiglie, secondo il Codacons un nucleo con due figli spende oggi in media 51 euro in più per la verdura rispetto al 2019 e addirittura 61 euro in più per l’acquisto di frutta.

In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città più care con più di 150 mila abitanti c’è Bolzano, che con un’inflazione pari a +1%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 318 euro. Al secondo posto Perugia, dove il rialzo dei prezzi dello 0,7% determina un aggravio annuo di spesa pari a 167 euro. Al terzo posto Trento, dove il +0,6% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 140 euro. Le regioni più costose sono nell’ordine il Trentino, l’Umbria e la Calabria.

A ottobre è di nuovo emergenza consumi

Dopo la forte ripresa registrata nel terzo trimestre, a ottobre il riacutizzarsi della pandemia e le prime misure di contenimento hanno di nuovo deteriorato la situazione dell’economia. A farne le spese sono soprattutto i consumi: non a caso l’ICC calcolato dall’Ufficio Studi di Confcommercio scende dell’8,1% rispetto allo stesso mese del 2019 (era -5,1% a settembre), a causa soprattutto del tonfo del 27,7% dei servizi a fronte della sostanziale stabilità della domanda per i beni (+0,2%). Il rallentamento colpisce in primo luogo la filiera del turismo, dei servizi per il tempo libero ed i trasporti con riduzioni della domanda che si avvicinano a quelle registrate a marzo in occasione dello scoppio dell’emergenza coronavirus.

Male anche il Pil, in rapido peggioramento: a novembre l’Ufficio Studi stima una riduzione del 7,7% mensile e del 12,1 annuo. A meno di un eccezionale, ma improbabile, recupero a dicembre, il calo congiunturale nel quarto trimestre dovrebbe essere superiore al 4%. Ciò non cambierebbe le attese per il risultato finale del 2020 Pil per il 2020 (tra -9% e -9,5%), grazie a un terzo trimestre decisamente più favorevole rispetto a quanto previsto, ma implicherebbero un’entrata ben peggiore nel 2021, facendo svanire le più ottimistiche previsioni di rimbalzo statistico per l’anno prossimo.