Domenica, 25 ottobre 2020
Regione Toscana

Trasporto pubblico locale: in 15 anni +22% l'abbonamento mensile in Italia

Oggi ci occupiamo di trasporto pubblico locale prendendo spunto dall’indagine dell'Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, realizzato nell’ambito del progetto “Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino”, finanziato dal Ministero dello sviluppo economico (DM 7 febbraio 2018).

L'indagine ha interessato le tariffe per il trasporto pubblico locale urbano applicate in tutti i capoluoghi di provincia italiani nel 2020 (e confrontate con quelle applicate nel 2005, primo anno di indagine), e ha preso come riferimento i seguenti titoli di viaggio: il biglietto ordinario a tempo, l'abbonamento mensile ordinario personale e l'abbonamento annuale ordinario personale.

L'indagine mostra come i costi in Italia siano relativamente bassi, a fronte però di un parco circolante di mezzi piuttosto vecchio. Dal confronto con gran parte dei Paesi europei, del nostro trasporto pubblico locale vien fuori una immagine in chiaro-scuro. Se in media l’abbonamento annuale in Italia costa poco meno di 300 € rispetto agli oltre 500 € di Madrid e ai 750 € di Parigi, il parco mezzi del nostro Paese nel 2018 ha un’età media di 12,3 anni rispetto ai circa 7 anni della media europea.

Tra le varie regioni si riscontrano notevoli differenze, con Sud e Isole penalizzate in termini di disponibilità del servizio e numero di passeggeri trasportati a fronte di tariffe non sempre inferiori alla media. Nei principali centri urbani, inoltre, si viaggia ad una velocità media di circa 15 km orari (in linea con quella del ‘700, come ricorda Confcommercio) e nelle ore di punta si scende fino a 7-8 km/h. Non a caso sono ben 5 le città italiane nella classifica delle prime 25 al mondo per ore perse nel traffico: oltre a Roma (seconda dopo Bogotà, con 254 ore perse nel 2018 da ogni romano nel traffico), ci sono Milano (7ma in classifica), Firenze (14ma), Napoli (17ma) e Torino (23ma).

Costo abbonamenti: Perugia e Alessandria i capoluoghi più cari

Nel 2020 l’abbonamento ordinario mensile in Italia costa in media 33 euro (+22,2% rispetto al 2005). A spendere di più sono gli umbri con 47,50 € al mese (+30%), a spendere meno sono i molisani con 25,13 € mensili e nessuna variazione rispetto al 2005. L’incremento più elevato negli ultimi 15 anni si registra in Calabria (+82,2%), a seguire la Sardegna con +50,7%.

La spesa media per l’abbonamento annuale è invece di 297 € (+18,8% rispetto al 2005); la tariffa più elevata si registra in Liguria (374 €, +37%), quella più bassa in Campania (201 €, -3,4%).

Fra i capoluoghi di provincia al vertice della top ten dei più cari troviamo Perugia con 55 € per l’abbonamento mensile e Alessandria con 473 € per quello annuale; i più economici sono invece Andria per l’abbonamento mensile (17,50 €) e Vercelli per quello annuale (150 €).

Trasporto pubblico locale, le città più costose. Cittadinanzattiva 2020

Trasporto pubblico locale, le città più economiche. Cittadinanzattiva 2020

I dati della Toscana 

Nel 2020 l’abbonamento ordinario mensile è di 35 € (+40% rispetto al 2005); quello annuale è di 310 € (+30,3%). Il singolo biglietto costa 1,50 € per una durata di 70 minuti, tranne che a Firenze dove la validità della singola corsa è estesa a 90 minuti. In questo caso la variazione media rispetto al 2005 è del +57,9%, con una marcata differenza tra Grosseto (+108%) e Lucca, dove già nel 2005 la singola corsa costava 1,50 € a fronte però di una validità del biglietto estesa a 180 minuti.

Carte dei servizi: poche informazioni per il cittadino, soprattutto su come avere rimborsi o indennizzi

Cittadinanzattiva ha esaminato, fra giugno e luglio, le Carte dei servizi presenti sul sito internet del gestore del servizio. È stato possibile reperirle sul web nel 93% dei 110 capoluoghi di provincia esaminati. In quasi due casi su cinque le carte sono aggiornate all’ultimo biennio 2018-20.

Quasi 1 carta su 5 non riporta alcuna informazione sulla frequenza di pulizia dei mezzi; più di 1 su 4 non indica se i mezzi sono accessibili o meno alle persone diversamente abili o con mobilità ridotta; 1 su 4 non indica nulla, o ben poco, in merito all’impatto ambientale dei mezzi determinato dal tipo di alimentazione; in più di 1 su 3 manca il riferimento a rimborsi o indennizzi in caso di disservizi.

Nei restanti 2/3 delle Carte è previsto un rimborso o indennizzo nel caso di: cancellazione o sospensione del viaggio/tratta (68%), ritardo (67%), interruzione (42%), variazione (12%), perdita o danneggiamento della sedia a rotelle (11%).

In linea generale, per ottenere l’indennizzo/rimborso è quasi sempre necessario che il ritardo o interruzione del servizio sia stato superiore ai 30 minuti e in un caso su cinque ai 60 minuti. Solo in 2 delle Carte esaminate è previsto un indennizzo per ritardi inferiori ai 30 minuti (si tratta di Torino, che contempla anche ritardi sopra i 15', e La Spezia, sopra i 20').

Per quanto riguarda i diritti delle persone a mobilità ridotta, solo il 5% delle carte prevede un indennizzo nel caso in cui non venga effettuata la corsa prenotata e solo nell'11% è esplicitata la possibilità di avere un rimborso in caso di danneggiamento della sedia a rotelle.

Servizi pubblici, i cittadini sono soddisfatti? I trasporti in fondo alla classifica (HelpConsumatori.it)