Martedi, 19 gennaio 2021
Regione Toscana

Consumatori: preoccupazione per la sorte dei ricorsi all'Arbitro bancario in materia di buoni fruttiferi postali

Secondo i dati pubblicati dalla Banca d'Italia nella consueta relazione annuale sull'attività dell'Arbitro Bancario Finanziario, nel 2019, i ricorsi in materia di buoni fruttiferi postali sono aumentati del 170% (2.761 contro i 1.024 del 2018) e rappresentano il 12% del totale, secondi soltanto a quelli relativi alla cessione del quinto.

Tuttavia, dopo l'incremento esponenziale dei ricorsi promossi dai risparmiatori per recuperare le differenze sugli interessi liquidati da CDP, per il tramite del collocatore esclusivo, Poste Italiane s.p.a., sui buoni fruttiferi ordinari, appartenenti alla serie Q/P, arriva il diniego ai rimborsi da parte dell'intermediario.

Da un mese circa, infatti, Poste Italiane s.p.a. ha deciso di non ottemperare più alle decisioni dell'Arbitro, favorevoli per i consumatori, alla luce di un orientamento consolidato, ormai, dal lontano 2013, facendo leva sul contrasto giurisprudenziale formatosi tra le pronunce dell'ABF e quelle recentemente emesse dalla Magistratura ordinaria, che, in alcuni casi, hanno accolto le tesi sostenute dall'intermediario.

Dunque, per tentare di ottenere il "maltolto", i consumatori interessati saranno costretti, d'ora in avanti, ad adire l'Autorità Giudiziaria, sperando, peraltro, di non dover affrontare addirittura tutti e tre i gradi di giudizio previsti dall'ordinamento per vedere riconosciute le proprie ragioni. P

Le associazioni dei consumatori, che nel biennio 2018-2020 hanno assistito con successo davanti all'ABF decine di risparmiatori, con numeri che, nella sola Firenze, superano i 200mila euro recuperati, parlano di un atteggiamento deprecabile, che, da un lato, scredita il lavoro svolto dagli esperti che compongono i Collegi e le Segreterie Tecniche dell'Arbitro Bancario Finanziario e, dall'altro, non tiene conto delle politiche del legislatore nazionale, sempre più volte ad incentivare i sistemi di risoluzione stragiudiziale delle controversie.

La conseguenza della scelta effettuata dall'intermediario sarà, inevitabilmente, l'aumento del contenzioso, con un ulteriore rallentamento della macchina della Giustizia, già pesantemente "ingolfata" a causa di carenze e ritardi cronici.

Senza poi considerare i costi, che graveranno non soltanto sui consumatori direttamente coinvolti, ma, altresì, sulla generalità dei contribuenti, stante la partecipazione dello Stato nelle società emittente e collocatrice dei buoni.

Le associazioni evidenziano come il problema, in realtà, stia a monte. Le decisioni dell'ABF, infatti, seppure, ormai, costituiscano un punto di riferimento importante anche per i Magistrati ordinari chiamati a definire le controversie in materia bancaria, e rappresentino una valida alternativa alla mediazione civile, spesso infruttuosa nei confronti degli istituti di credito, non hanno efficacia vincolante per gli intermediari convenuti.

E' necessario, quindi, che anche il legislatore faccia la sua parte, introducendo la vincolatività delle pronunce dell'Arbitro ed inasprendo le sanzioni previste in caso di inottemperanza, sanzioni che, oggi, si riducono alla mera pubblicazione della notizia dell'inadempimento sul sito istituzionale dell'ABF, oltre che su un quotidiano a diffusione nazionale. Infatti, soltanto la previsione normativa di conseguenze economiche pesanti fungerebbe da valido deterrente per quegli istituti di credito che non intendano dar corso alle decisioni dei Collegi, favorevoli per i clienti. La battaglia è appena cominciata e le associazioni dei consumatori faranno sentire in tutte le sedi istituzionali la propria voce per tutelare, ancora una volta, il risparmio tradito.

Arbitro Bancario Finanziario, il 60% dei ricorsi è sulla cessione del quinto (HelpConsumatori.it)