Martedi, 29 settembre 2020
Regione Toscana

Prezzi in calo a luglio, rallenta anche il carrello della spesa

L'Istat ha pubblicato le stime preliminari dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per il mese di luglio. L'indice registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e dello 0,3% su base annua, rispetto al -0,2% del mese precedente.

A luglio si registra così un’inflazione negativa per il terzo mese consecutivo (non era così da maggio 2016).

L’inflazione negativa continua a essere determinata per lo più dagli andamenti dei prezzi dei beni energetici, che registrano però una flessione meno marcata (da -12,1% a -9,7%). L’ulteriore decimo di punto in meno registrato a luglio si deve quindi al rallentamento dei prezzi dei beni alimentari (da +2,3% a +1,5%). Quindi, dopo la fiammata legata ai consumi emergenziali, anche il cosiddetto carrello della spesa registra un rallentamento, pur restando il suo rincaro molto più netto rispetto alla media generale.

Un segnale di speranza arriva dal rimbalzo del commercio a giugno, mese in cui le vendite al dettaglio mettono a segno un altro rialzo congiunturale. L'Istat stima un aumento del 12,1% in valore e del 12,5% in volume, grazie alla spinta del settore non alimentare, più penalizzato durante il lockdown e ora in crescita del 24,4%. Per il cibo, invece, si osserva un lieve calo (-0,6%).

Nel secondo trimestre 2020, le vendite al dettaglio registrano un calo del 7,9% in valore e dell’8,8% in volume rispetto al trimestre precedente: diminuiscono soprattutto le vendite dei beni non alimentari (-14,8% in valore e -15,1% in volume), mentre è contenuta la flessione dei beni alimentari (rispettivamente -0,1% in valore e -1,5% in volume). Nel confronto con giugno 2019, invece, c’è una flessione delle vendite del 2,2% in valore e del 3,5% in volume. A causarla soprattutto l’andamento dei beni non alimentari (-4,4% in valore e -4,8% in volume). Le vendite dei beni alimentari registrano una lieve crescita solo in valore (+0,5%), mentre negativa risulta la dinamica in volume (-1,9%).

Rispetto a giugno 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce dell’1,8% per la grande distribuzione e del 6,4% per le imprese operanti su piccole superfici. Le vendite al di fuori dei negozi calano del 5,9% mentre continua il boom del commercio elettronico, che fa registrare un aumento del 53,5%.

Per l’Unione Nazionale Consumatori l’aumento delle vendite al dettaglio nel confronto mensile rappresenta comunque un «rimbalzo deludente». Secondo l’associazione a giugno era lecito attendersi un recupero maggiore rispetto al mese precedente, considerato che solo dal 18 maggio avevano riaperto tutte le attività commerciali al dettaglio rimaste chiuse per oltre due mesi, dal 12 marzo. Invece le vendite non alimentari, quelle che dovevano beneficiare della fine del lockdown, registrano un rialzo del 24,4%, positivo ma insufficiente per far registrare un dato positivo rispetto a giugno 2019, segnando una perdita del 4,4%.

In effetti, con il coronavirus la spesa delle famiglie in Italia è diminuita più di tutti gli stati europei: meno 6,4% nei primo trimestre 2020. Lo afferma un'indagine di Eurostat che ha valutato l’impatto del Covid-19 sui consumi e sui risparmi delle famiglie

L'indagine evidenzia che, in tutta l’Unione europea, il tasso di risparmio delle famiglie della Ue ha registrato il più alto aumento su base tendenziale: più 3,5% rispetto ai primi tre mesi del 2019. Il motivo principale, scrive Eurostat, è la marcata riduzione della spesa per i consumi delle famiglie, diminuita rispetto all’anno precedente dell’1,7%, in netto contrasto con l’andamento più recente che segnala aumenti superiori al 2%. All’aumento del tasso di risparmio ha contribuito anche l’aumento del reddito disponibile lordo delle famiglie, che segna più 2,4%.

A livello nazionale, la maggior riduzione della spesa delle famiglie è stata registrata in Italia (-6,4%), seguita dalla Slovenia (-5,3%) e dalla Spagna (-5,2%). In sei Stati membri dell’Ue la spesa per consumi individuali delle famiglie è invece aumentata rispetto al primo trimestre del 2019. I maggiori incrementi ci sono stati in Polonia (+ 5,1%) e in Repubblica Ceca (+ 4,0%).