Lunedi, 25 maggio 2020
Regione Toscana

Benzina e gasolio in calo, ma non troppo

Scende ancora il prezzo della benzina, confermando la tendenza delle ultime settimane. Secondo le rilevazioni settimanali pubblicate sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, nella settimana dal 4 al 10 maggio il prezzo della verde al fai da te si è attestato a 1,362 € al litro, in calo di 1,2 centesimi rispetto al prezzo medio di 1,374 € della settimana precedente. Stesso andamento per il prezzo medio del gasolio, che si attesta su 1,252 € al litro, rispetto agli 1,267 € misurati nella settimana dal 27 aprile al 3 maggio.

Se si torna indietro di poco più di tre mesi si trovano cifre molto diverse. Il 13 gennaio il prezzo medio della benzina era 1,593 €, quello del gasolio 1,493 €. Nel mezzo però c'è stata l'esplosione della pandemia da Covid-19 e la sua estensione a livello mondiale, che ha comportato un vero e proprio tracollo dei prezzi del petrolio. Lo shock economico dovuto al coronavirus, il drastico calo dei consumi e l’accumularsi delle scorte sono stati i principali fattori che a metà aprile hanno fatto precipitare il prezzo del greggio su valori negativi.  Si trattava però di prezzi puramente virtuali, legati ai contratti di fornitura in scadenza a maggio. Il prezzo reale del greggio Wti (quello estratto negli Usa) ha sempre viaggiato sui 20 dollari al barile, e attualmente è risalito a 26 dollari, mentre il Brent (di riferimento per il mercato internazionale) è rimasto attorno ai 25-26 dollari e negli ultimi giorni si attesta attorno a 30 dollari al barile. In ogni caso, sempre meno, molto meno, dei 60 dollari a cui il prodotto passava di mano a gennaio.

In sostanza, se il calo nei prezzi del carburante alla pompa sta proseguendo, è innegabile che resti al di sotto delle aspettative di molti italiani, che con l’avvio della Fase 2 speravano in una favorevole diminuzione più significativa. Alcune associazioni dei consumatori sono intervenute a sostegno di questa tesi. Il Codacons paragona il crollo del 74% delle quotazioni del barile con il -11/12% dei carburanti sulla rete. Sulla stessa linea l’Unione Nazionale dei Consumatori, che calcola un risparmio nel giro di un mese di circa 3 euro a pieno, sia per le auto a benzina che per quelle a diesel. Entrambe le associazioni denunciano la “doppia velocità” che i prezzi mostrano in salita, tradizionalmente rapidissima, e in discesa, ritenuta invece molto più lenta, ma puntano il dito anche sul peso eccessivo delle tasse, principale componente del prezzo finale, che – al di là della volontà delle compagnie – lascia in realtà pochi margini per gli aggiustamenti al ribasso.

Quanto pesano le tasse sul prezzo finale della benzina?

Oltre i due terzi della componente del prezzo sono costituiti da costi fissi, cioè accise e Iva. In particolare, tasse e accise incidono per il 71,5% sul prezzo finale della benzina, mentre il gasolio risente del peso delle tasse per il 67,3% (dati Mise). Il costo della materia prima incide quindi solo per meno di un terzo del prezzo finale.

Se prendiamo come riferimento i prezzi della settimana corrente, su 1.362 € al litro della benzina le accise “pesano” 0,728 euro e l’Iva 0,245 euro, per un totale di quasi un euro al litro.

Il peso delle tasse si riduce sul GPL: sul prezzo finale di 0,595 € al litro, il 42,8% è costituito da Iva e accise e il 57,2% (0,340 € al litro) è il prezzo industriale.

Le accise: quali e quante

Le motivazioni della accise sono le più disparate: si va dal finanziamento della crisi di Suez alla tragedia del Vajont, passando dai vari terremoti fino al decreto Salva Italia. Create per essere degli adeguamenti “temporanei”, le accise in realtà finiscono per diventare permanenti, anche quando la motivazione originaria della loro introduzione è superata da decenni. Vediamole in dettaglio:

0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963)
0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966)
0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968)
0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976)
0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980)
0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983)
0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996)
0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004)
0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005)
0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009)
da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011)
0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011)
0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011)
0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011)
0,024 euro: terremoto in Emilia (2012)

Oltre al peso delle tasse sulla determinazione del prezzo finale, c'è anche un altro motivo per il quale il prezzo della benzina non è sceso come molti si sarebbero aspettati. Il motivo è il crollo dei consumi che si è registrato nei mesi di marzo e aprile, in concomitanza con il lockdown totale, che ha contribuito a lasciare nelle cisterne dei benzinai milioni di litri di benzina acquistati quando il prezzo del petrolio era più alto. Finché le giacenze non saranno esaurite non si potranno riempire i serbatoi con nuovi rifornimenti a prezzi più bassi.

Come si sa, il blocco non ha riguardato solo il traffico su strada, ma anche i voli aerei, le navi, i traghetti e in genere tutte le attività legate al consumo di petrolio e suoi derivati. Cosa per altro confermata dalle tariffe energetiche di luce e gas che, al contrario, visti i consumi per le famiglie, hanno registrato un calo marcato dei prezzi finali.

Carburanti, in Italia i terzi più cari d'Europa

Inoltre, il prezzo industriale (al netto delle tasse) praticato in Italia risulta essere il terzo più alto in tutta Europa, dopo Malta ed Estonia. Le cose cambiano leggermente se parliamo di gasolio: in questo caso i paesi che praticano prezzi industriali più alti rispetto a quelli italiani sono ben 14.