Venerdi, 7 agosto 2020
Regione Toscana

Il caro-spesa non si arresta. Tutti gli aumenti del mese di aprile

Gli effetti del coronavirus si fanno sentire sul carrello della spesa. L'aumento considerevole dei prezzi dei beni alimentari è stato certificato dall'Istat nelle stime preliminari dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per il mese di aprile.

A fronte di un tasso di inflazione che rimane invariato su base annuale e che registra un aumento dello 0,1% su base mensile, i beni alimentari sono cresciuti del 2,8%, un aumento decisamente consistente che supera i rincari già sostanziosi consolidati per il mese di marzo (+1,1%).

Un'analisi più dettagliata del carrello della spesa, presentata da Coldiretti, mostra che in particolare schizzano verso l'alto i prezzi al consumo di frutta (+8,4%) e verdura (+5%), seguiti da latte (+4,1%) e salumi (+3,4%). Anche in questo caso, aumenti superiori rispetto a quelli consolidati a marzo, che già avevano fatto scalpore facendo parlare di prezzi 40 volte superiori all'inflazione. Ad aumentare (sempre secondo i dati di Coldiretti) sono anche i prezzi di pasta (+3,7%), piatti pronti (+2,5%), burro (+2,5%), formaggi (+2,4%), zucchero (+2,4%), alcolici (+2,1%), carni (+2%), pesce surgelato (+4,2%) e acqua (+2,6%).

E il rischio è che il caro-prezzi possa continuare anche per il prossimo mese, o comunque finché non si arriverà a una riapertura delle varie attività produttive e commerciali. Dall'inizio della pandemia infatti il mercato ha vissuto una vera e propria rivoluzione. La chiusura di bar, ristoranti, agriturismi e, in molti casi, anche dei mercati rionali, ha messo in difficoltà quasi sei aziende ortofrutticole su dieci (soltanto bar e ristoranti coprono circa un terzo degli acquisti alimentari in Italia). Una situazione aggravata dai problemi nei trasporti per le difficoltà dei camion a viaggiare a pieno carico sia all’andata che al ritorno in conseguenza del blocco di molte attività produttive. Senza dimenticare i blocchi delle frontiere che hanno rivoluzionato import ed export, con rincari nei prezzi delle materie prime (come grano e riso importati), e la mancanza di manodopera in agricoltura che ha penalizzato i raccolti.

Inoltre, come conseguenza delle misure restrittive adottate per fronteggiare l'emergenza, le persone sono state costrette a fare la spesa nel negozio più vicino a casa e non in quello più conveniente. La percentuale di consumatori che ha scelto i negozi di vicinato è passata dal 40% al 54%, anche se molti negozi, così come alcune catene della grande distribuzione, hanno provato a far barriera al caro-prezzi. Indipendentemente dal luogo di acquisto, non sono mancate situazioni di speculazione. Indicativo l'andamento del listino di carne bovina e suina: i prezzi all’ingrosso sono crollati fino al -35%, ma quelli al dettaglio sono rimasti stabili o sono addirittura cresciuti, come per i wurstel (+11%) e per la carne in scatola (+6%).

In questo caso, come in altri, ha influito il cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani causato dalla pandemia. Interessante in questo senso il quadro fornito da Ismeal’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, nel 2° Rapporto sulla domanda e l’offerta dei prodotti alimentari nell’emergenza Covid-19, pubblicato alla fine di aprile. Le vendite al dettaglio di prodotti alimentari confezionati hanno avuto un incremento del 18% rispetto ad aprile 2019 e sono cresciute di un ulteriore 3% rispetto a marzo 2020, il primo mese di emergenza.

Tra le principali tendenze rilevate nel rapporto Ismea sul mese di aprile, va registrato il notevole incremento delle consegne a domicilio (+160%), la riscossa degli esercizi commerciali di prossimità che hanno organizzato a loro volta la consegna a domicilio, un sostanziale cambio delle preferenze d'acquisto da parte dei consumatori che hanno virato dai prodotti stoccabili all'ingredientistica (uova, farina, olio, mozzarella, ecc.), e una certa ripresa degli acquisti di vino, soprattutto di quello con posizionamento di mercato medio o medio-basso.

In pratica, se all'inizio della pandemia i consumatori preferivano ricorrere alle scorte, dopo qualche settimana si sono orientati verso gli ingredienti per cucinare. Così, nel carrello della spesa sono finiti con percentuali a doppia e tripla crescita uova, farina, olio, lievito, burro e zucchero, mentre si è assistito a un ridimensionamento dell’interesse per i prodotti “alternativi al fresco”, come surgelati e scatolame, e per i prodotti da “scorta dispensa” (latte Uht, pasta, passate di pomodoro).

In quattro settimane sono state vendute 400 milioni di uova, con prezzi in leggera risalita (+7%). Un dato favorito indubbiamente dalla Pasqua, ma non solo, dato che il settore uova ha fatto segnare un aumento di vendite del 57% in valore e del 46% in volume rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.

Tra i derivati dei cereali, boom delle vendite di farina, con una crescita dei volumi venduti rispetto allo scorso anno in oscillazione tra il +150% e il +213%. Tra i prodotti ortofrutticoli, prevalenza nelle vendite dei prodotti che si conservano più a lungo: patate e carote (rispettivamente +51% e +37% i volumi su base annua), arance e mele (+43% e +42% i volumi).

Nel comparto lattiero caseario la crescita delle vendite rispetto allo scorso anno è sostenuta da mozzarelle (+49%) e latte Uht (+19%). Tengono i consumi di yogurt (+5%), in netta flessione quelli di latte fresco (-7% i volumi). L’acquisto dei salumi si è spostato dal banco fresco ai prodotti confezionati: +23% per il prosciutto crudi e cotti.

Fare previsioni a media e lunga scadenza resta complicato. Certamente, la progressiva riapertura delle attività di ristorazione aiuterà a regolarizzare la distribuzione, così come l'apertura delle frontiere risolverà i problemi di import e logistica. Il vero tema è quale sarà in futuro la capacità di spesa delle famiglie.