Sabato, 18 agosto 2018
Regione Toscana

Novità dalla Corte di Giustizia su voli aerei, Sim card e social network

L’amministratore di una fanpage su Facebook è responsabile assieme a Facebook del trattamento dei dati dei visitatori della sua pagina. Lo ha deciso la Corte di Giustizia europea esaminando il caso di una società tedesca specializzata in formazione che offre i suoi servizi attraverso una fanpage presente su Facebook. Gli amministratori di una fanpage possono ottenere dati statistici anonimi sui visitatori di tali pagine servendosi di una funzione denominata Facebook “Insights”, messa a loro disposizione gratuitamente da Facebook secondo condizioni d’uso non modificabili. Tali dati sono raccolti grazie a marcatori («cookie») contenenti ciascuno un codice utente unico, attivi per due anni e salvati da Facebook sul disco fisso del computer o su qualsiasi altro supporto dei visitatori della fanpage. Il codice utente, che può essere associato ai dati di collegamento degli utenti registrati su Facebook, è raccolto ed elaborato al momento dell’accesso alle fanpage.

Il diritto alla compensazione per il ritardo prolungato di un volo si applica anche ai voli che partono dall’Europa e arrivano in uno Stato extra Ue facendo scalo fuori dai confini europei e percorrendo una tratta all’estero. Anche nella seconda tratta, tutta esterna ai confini europei, si applica il diritto della Ue, perché se due o più voli sono oggetto di un’unica prenotazione, questi sono considerati come un solo e unico «volo in coincidenza». La sentenza è arrivata dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiamata a pronunciarsi sull’applicazione del regolamento Ue sui diritti dei passeggeri aerei.

La preimpostazione di alcuni servizi nelle Sim card telefoniche, come la segreteria telefonica e l’accesso a Internet, non è necessariamente illecita e non rappresenta automaticamente una pratica commerciale aggressiva. Questa la proposta fatta dall’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, chiamata a pronunciarsi su un caso che ha contrapposto l’Antitrust italiano a Wind e Vodafone. Secondo la proposta dell’avvocato generale (che non vincola la Corte) “il mero fatto di non informare l’utente in merito alla preimpostazione dei servizi di segreteria telefonica e di navigazione internet su una carta SIM destinata a essere inserita in uno smartphone non costituisce una pratica commerciale sleale o aggressiva se l’utente è stato previamente informato delle modalità di accesso e del prezzo di tali servizi”.